La Russia ha condotto sei attacchi con presunti droni contro obiettivi nel Mar Nero negli ultimi dieci giorni, in una nuova escalation che minaccia non soltanto la sicurezza dell’Ucraina, ma anche quella dei Paesi europei e delle rotte commerciali internazionali. A denunciarlo è stata l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.
Le parole dell’Alta rappresentante giungono mentre gli Stati Uniti stanno progressivamente abbandonando il sostegno all’Ucraina. Secondo quanto riportato dal New York Times, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump starebbe facendo pressioni sul capo dello Stato ucraino, Volodymyr Zelensky per accettare un accordo di pace con la Russia che includa concessioni territoriali nel Donbass, offrendo in cambio a Kyiv benefici economici. Intanto, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi a Oslo per nuovi colloqui con Zelensky e i rappresentanti europei.
A fronte di ciò Bruxelles continua a sostenere la necessità di accompagnare qualsiasi iniziativa diplomatica con il mantenimento delle sanzioni e degli aiuti a Kyiv, nella convinzione che soltanto una pressione costante su Mosca possa creare le condizioni per un negoziato credibile.
Secondo la responsabile della diplomazia europea, Mosca sta intensificando gli attacchi contro le infrastrutture portuali, le navi mercantili e le rotte utilizzate per esportare il grano ucraino, trasformando ancora una volta le derrate alimentari in uno strumento di pressione geopolitica.
“La Russia non sta vincendo sul campo di battaglia in Ucraina. Putin sta invece prendendo deliberatamente di mira i civili e intensificando gli attacchi ibridi nel resto d’Europa”, ha dichiarato Kallas, sottolineando come l’escalation nel Mar Nero richieda particolare attenzione da parte dell’Unione europea.
La responsabile della politica estera europea ha ricordato che sabato due droni sono stati abbattuti da caccia F-16 rumeni mentre sorvolavano le acque territoriali della Romania. Se non fossero stati intercettati, ha osservato, avrebbero potuto colpire obiettivi e provocare vittime e distruzioni sul territorio europeo.
“Sei attacchi in dieci giorni con droni sospettati di essere russi rappresentano un’escalation pericolosa e inaccettabile nel Mar Nero”, ha avvertito, ricordando che sono ancora in corso le ricerche di sette marinai dispersi dopo un attacco contro due petroliere al largo delle coste rumene.
Il grano ucraino nel mirino di Mosca
La dimensione più preoccupante dell’offensiva russa riguarda le esportazioni agricole ucraine, fondamentali per l’approvvigionamento alimentare di numerosi Paesi, soprattutto in Africa, Asia e Medio Oriente.
Secondo i dati illustrati da Kallas, dalla metà di luglio Mosca ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture utilizzate per le esportazioni, provocando all’Ucraina perdite stimate in circa 60 milioni di euro al giorno in mancati ricavi.
L’Ucraina rappresenta il 15% delle esportazioni mondiali di mais, il 10% di quelle di grano, tra il 15 e il 20% di quelle di orzo e il 50% delle esportazioni globali di olio di girasole. Circa il 90% di questi prodotti transita attraverso il corridoio del Mar Nero, principale collegamento tra la produzione agricola ucraina e i mercati internazionali.
“La Russia sta attaccando le infrastrutture agricole ucraine, i porti del Mar Nero e del Danubio, i valichi di frontiera, le strutture per l’esportazione, le navi e le rotte marittime, distruggendo anche gli impianti di stoccaggio del grano”, ha denunciato Kallas.
L’ex premier estone ha richiamato le conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo, secondo cui “la Russia sta deliberatamente utilizzando il cibo come arma e minando la sicurezza alimentare globale”, con conseguenze particolarmente gravi per Africa, Asia e Medio Oriente.
La situazione rischia di aggravarsi ulteriormente a causa della combinazione tra conflitti regionali, difficoltà nelle esportazioni di fertilizzanti e condizioni climatiche avverse. Kallas ha osservato che i prezzi mondiali dei cereali hanno raggiunto i livelli più elevati dal febbraio 2023, nonostante le scorte globali siano oggi superiori a quelle disponibili nel 2022, quando la Russia bloccò circa 20 milioni di tonnellate di grano ucraino.
A rendere ancora più fragile il sistema alimentare internazionale contribuiscono le tensioni in tre passaggi marittimi strategici: lo Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb e il Mar Nero.
“Le azioni della Russia rendono più difficile mettere il cibo sulle tavole delle persone in tutto il mondo”, ha sottolineato Kallas.
Corridoi commerciali, sicurezza e pressione diplomatica
Di fronte alla situazione, Kallas ha illustrato una risposta europea articolata su tre direttrici: mantenere l’Ucraina collegata ai mercati internazionali, rafforzare la sicurezza nel Mar Nero e intensificare la pressione diplomatica su Mosca.
Sul primo fronte, Bruxelles continua a sostenere l’iniziativa dei corridoi di solidarietà UE-Ucraina, le cosiddette Solidarity Lanes, che permettono di esportare prodotti agricoli attraverso percorsi alternativi a quelli marittimi.
Da luglio, ha spiegato Kallas, le esportazioni di grano attraverso questi collegamenti sono aumentate di quasi due milioni di tonnellate. Tuttavia, la Russia sta prendendo di mira anche i valichi di frontiera con Moldova, Romania e Polonia, mettendo a rischio le rotte alternative.
Per quanto riguarda la sicurezza, l’Unione europea intende rafforzare la sorveglianza marittima e lo scambio di informazioni in tempo reale tra gli Stati membri, anche attraverso la rete MARSUR dell’Agenzia europea per la difesa.
Un ruolo centrale sarà svolto dal polo di sicurezza marittima del Mar Nero che Romania e Bulgaria stanno istituendo con il sostegno europeo, mentre Bruxelles lavora a un protocollo di emergenza per accelerare le consultazioni politiche e il coordinamento con la NATO in caso di gravi incidenti o crisi ibride.
Come indicato dall’Alta rappresentante, l’UE punta inoltre allo sviluppo congiunto di capacità di contrasto alle minacce aeree e marittime, compresi sistemi senza pilota, e al rafforzamento della sorveglianza lungo il fianco orientale, dal Baltico al Mar Nero. Particolare attenzione viene riservata anche alle mine navali, attraverso programmi europei per lo sviluppo di nuove tecnologie di contromisure.
Sul piano diplomatico, Kallas ha ricordato che 51 Paesi hanno condannato le azioni russe nel corso dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Bruxelles sta ora lavorando con partner internazionali, tra cui Turchia e India, e con Paesi importatori di prodotti alimentari in Africa e nel Sud globale, per promuovere un accordo sulla libertà di navigazione nel Mar Nero.
Una proposta già avanzata dall’Ucraina, ma respinta dalla Russia.
“Un accordo sul Mar Nero proteggerebbe vite umane e forniture essenziali”, ha concluso Kallas, ribadendo che l’impegno diplomatico deve procedere insieme al mantenimento della pressione su Mosca e al sostegno all’Ucraina.

